venerdì 25 aprile 2014

La Boulangera

Io: "Boulangera le spiacerebbe usare un guanto per prendere il pane, la prossima volta che vengo a prendere il pane da lei ?"

Boulangera : "Impossibile non abbiamo guanti"

Io : "Boulangera, magari potrebbe usare un pezzo di carta"

Boulangera : "Impossible, non abbiamo carta"

Io: "E quella cosa è?"

Boulangera : "((>_<))



Boulangera - Ale = 0-1
Alla prossima partita....

mercoledì 19 febbraio 2014

Come Far Innervosire un Parigino


Cari Amici,
mi piacerebbe che questa potesse diventare una Rubrica Fissa, tipo La Posta del Cuore di Mina su Vanity Fair.
Come Far Innervosire un Parigino, azzardo, potrebbe diventare una Specialità Olimpica, per la prossima edizione. Per cui meglio allenarsi con cura.

Le modalità per fare innervosire un Parigino sono molteplici e sfaccetate, secondo la vostra lingua di base, il vostro Paese d'origine, la vostra propensione al turpiloquio, il vostro QI e quante sedute da uno psicologo (bravo) potete permettervi.

La loro reazione potrà spaziare da un : sguardo disgustato; alzata di spalle; giramento di spalle senza commento; fuga con gli occhi al cielo; "ohlala"; "c'est impossible"; la variante "c'est inacceptable" è stata notata recentemente; "tu te foutes de ma goeule" che è un po' "chè me stai à prende po' u' culo" italiano; "chiamo la polizia" (se non l'avete già pronunciata voi); "ah bon", che è un'espressione che va su tutto, come il nero.

Partiamo oggi da un esercizio semplice semplice. Alla portata di tutti.

 1) Esercita le tue scarse capacità linguistiche davanti a loro.
Fai conto che hai studiato Francese alle Medie. Se proprio hai avuto culo nel settore istruzione, al Liceo hai sfogliato ancora un paio di libri pieni di enigmatici accenti a punta e a capocchia.
Ma non ricordi più un emerito niente.
Però, in cuor tuo, tu SAI che sai parlare il Francese. Di più. Sei convinto che la tua pronuncia abbia una leggera cadenza Parigina (tra il 16ème arrondissement e il 17ème, per essere precisi).
Tu, le canzoni di Julio Iglesias, a memoria le sai.
Era Julio no...quello che cantava con quella bella R moscia, no?!
Boh vabbeh.

Quindi non appena sbarchi a Parigi, con il tuo innato entusiasmo Italiano, tu inizi a parlare con tutti : baristi, giornalai, commesse tignose, vecchiette alla fermata del bus, homeless ungheresi, addetti alla rumenta, financo il volontario attraversa-bambini. Lo vai proprio a tampinare sulle strisce pedonali quando scatta il verde, con il suo gilerino fosforescente e la paletta dei Playmobil.
"Mua gè parl Fransé, gè mappel Giulià vùs allé bien Antuanett a le né entrompet".

Beh, se hai fortuna ma proprio fortuna, il Francese-tipo ti guarderà come si guarda una pera muffa, e inizierà a parlarti in
INGLESE.
Il SUO Inglese, ovviamente, che è un insulto cacofonico alla lingua che parlano Hermione e Harry P.
Ma che lui considera spettacolare, malgrado le troppe Z.
"Zé laigt iz réd, iù cà nò pass zé strit nau. Zé càrs àr dangeraus".
Tu non desistere. La scusa delle auto è solo un bieco diversivo. Parlagli nel tuo mirabolante Francese, fai domande, interagisci. Dai sù !
Quando vedi che il tipo è pronto alle mani, fuggi e trova un'altra preda.
Rinizia il procedimento e affina le tue capacità moleste.
Qualche tip sparso :
  • Mi raccomando parla LENTAMENTE, chè loro hanno fretta e poco tempo da perdere. Li snerverai in un zic.
  • Se puoi porta una PIANTINA, chiendo indicazioni per una strada che si trova in un altro arrondissement, strada che quindi che non esiste per gli abitanti degli arrondissement confinanti.
  • Riformula più volte la stessa frase. Senza cambiare una virgola. Ancora e ancora. E SORRIDI.
  • Se non ti capiscono, azzarda un "Non mi capisce? Ah ma allora nemmeno lei parla il Francese! DI CHE ORIGINI E' LEI?"
Con quest'ultima frase hai probabilmente toccato il punto di non-ritorno, e hai guadagnato la tua prima medaglia del concorso : Come Far Innervosire un Parigino.

Complimenti !

Alla prossima puntata...


martedì 18 febbraio 2014

Post di Servizio


Dlin Dlon

Comunicazione per tutti quei numerosi e Gentili Lettori che sono arrivati sul mio blog con la chiave di ricerca:

"dove vive accorsi"

sono lieta di comunicare che Stefano Accorsì abitava il 14ème, ma, suite alla débâcle del suo matrimonio con Letizia Castà (accento sulla à)(così come Accorsì, sulla ì), egli deve aver trovato dimora in altro appartamento, probabilmente non lontano dalla precedente residenza.

Appena lo avvisto (non so perché, ma avvisto un sacco di famosi, qui a Parigi) glielo chiedo.

#oramaisenzavergogna

Dlin Dlon, grazie per la gentile attenzione.

lunedì 17 febbraio 2014

Il Vegetariano cosa mangia ?


Probabilmente sono solo stata sfortunata (quelle 2 o 3 mila volte), ma nei ristoranti parigini non vegetariani il concetto di Vegetarianesimo non è ancora chiarissimo.
Credo di dover proporre al Ministro dell'Istruzione un fascicolo che spieghi la differenza tra carne e pesce, tra animali e uomini, tra pollo e cane. Nessuna differenza, ma qui pare che non ci arrivino. Hello ! Hello ! Huston mi sentite !?

Proporrei una bella "entrata in materia" (<- bieca traduzione letteraria dal francese. Pigra oggi) con uno scampolo di conversazione tra me e un dotatissimo (intellettualmente) cameriere, l'altra sera à Les Halles.

Scena : interno sera.
Location : un ristorante a Parigi.
Cameriere : cosa desidera signora ?
ClienteAle : ho vista la carte. Io sono vegetariana, cosa mi propone ?
Cameriere : beh c'è una buonissima insalata Caesar, con il pollo.
CienteAle : ahem...sono vegetariana, niente carne per me
Cameriere : beh ma il pollo non è carne
CleinteAle : ah no ? E cosa è allora ?
Cameriere : beh non lo so, ma per me carne è tipo il boeuf...così...
ClienteAle : beh no, la carne è anche pollo sa ?
Cameriere : bof (non boeuf) allora c'è questo piatto con il salmone
ClienteAle : no, sono vegetariana non mangio nemmeno il pesce
Cameriere : allora, c'è questo piatto con salmone e tante verdure
ClienteAle : (=_=)


Un intollerante al glutine qui si suicida. Vi immaginate dover spiegare a un cameriere medio cosa sia il glutine ? Ogni cena fuori si trasforma in una puntata di Quark ?

E uno che può toccare certi frutti ? "Scusi, sono allergico alle fragole. Ci sono fragole nel dessert?" "No, il dessert è una crema di panna, con accompagnamento di coulisse di fragole" "Beh ma allora ci sono le fragole !" "No, no. Il dessert è una crema di panna. Le fragole sono nella coulisse che è colata sopra" "Un genio, sei, amico...."

E uno che è intollerante ai crostacei ? "Senta, ma ci sono coquillages in questo piatto?" "No, è un piatto a base di cozze e vongole. Ma le conchiglie le tolgono in cucina".

E il maiale ? "Mi scusi, c'è carne di porco nella ricetta ?" "No, non si preoccupi. Ma comunque in maiale è morto, non può essere così pericoloso mangiarlo"

Probabilmente un giorno o l'altro andrò al ristorante portandomi la mia schisceta, con dentro quello che piace a me. Con buona pace dei commensali (e delle mie coronarie !).

martedì 4 febbraio 2014

Non che i Parigini siano forti con le lingue eh...



Parlare Francese a Parigi (gioie e dolori)



Se permettete, oggi vi racconterò dell'evoluzione linguistica che potrete subire in terra Gallica.
Personalmente, ho fatto un percorso atipico di cui sono molto fiera.
Atipico perché qualcosa di atipico devo avere, se ieri sera, nel giro di 4 ore, 4 persone diverse mi hanno detto che:

1. "in Italiano ho un accento del Sud" (sono di Milano! c'ho la eeee aperta io ! per dindirindina, io del Sud?!)
2. "in Italiano ho un accento Inglese" (olè)
3. "in Francese ho un accento Inglese" (olè)
4. "in Inglese ho un accento Americano" (olè)


Le cose possono essere solo 2 (o 3).
1. che parlo di merda tutte le lingue.
2. che devo essere parente alla lontana di Salvatore, l'uomo-Babele del film "il nome della rosa"
3. che le lingue le maneggio ormai come una giocoliera, e quindi sarebbe l'ora di darmi allo spagnolo. O al portoghese brasiliano.

Vi rassicuro. Sono arrivata a Parigi NON matrizzando (so che non si dice in Italiano, ma chemmefrega) perfettamente nè il Francese nè l'Inglese. Li sapevo benino, diciamo.
Le regole e la grammatica di base c'erano. Solide.
Ma nè il parlato quotidiano, nè le espressioni, nè la pronuncia erano perfette....oooossignore la pronuncia !

Perché dovete sapere, cari Lettori, che a Parigi il 60% di un bel parlato Francese lo fa la pronuncia: se riuscite a superare l'impasse della R alla Francese (fondamentale), delle vocali molto chiuse e pronunciate con labbrine corrucciate, della sonorità e del ritmo della lingua, siete a cavallo.
Con una buona pronuncia i Parigini potrebbero, dico potrebbero, iniziare a prestarvi attenzione.

E non fatevi fregare da quelle galline di professoresse Francesi che insegnano in Italia!
Hanno imparato la pronuncia con dei supplementi audio di "Impara il Francese in comodi fascicoli settimanali", e vi porteranno sulla cattiva via!
Cannare la pronuncia a Parigi, è come ritrovarti al Terminal sbagliato di Charles de Gaulle pochi minuti prima del tuo volo. Sei, semplicemente, fottuto.

La mia professoressa delle medie, pur fortissima sulla grammatica, mi ha insegnato i dittonghi alla cazzo.
Chi la ritrova e le va a dire che AI non si pronuncia E ?
Tipo: non Sent Pol (Saint Paul) ma Sàn Pol ?
E neppure Pen ò shocolat. Ma Pàn ò shocolat.
La cara professoressa ha sulla coscienza almeno 1 mese di pani al cioccolato che non ho mangiato. Perché la Boulangera si rifiutava di darmi una cosa di cui non conosceva l'esistenza : il penòshocolat a Parigi, semplicemente, non esiste.
Ma il Pàn ò Chocolàt, sì.
Sappiate inoltre, che il Parigino medio NON fa sforzi per capirvi.
Se non capisce al primo istante di cosa state parlando, se la pronuncia non è ottima, il Parigino medio mette il cervello in pausa, e attiva la famosa smorfia "che diamine sta dicendo questo ohmioddioooo?". Che è una dolorosissima smorfia tra il disgusto e il disprezzo.
Una volta intravista questa smorfia, vi consiglio di smettere di parlare, scusarvi e andarvene. Con quel soggetto siete bruciati.
Potete riprovare con qualcun'altro, però.
Pertanto, prima di recarvi a Parigi per diletto o per lavoro o per trasferirvi, vi consiglio un bel lavoro sulla vostra pronuncia Parigina.
Assoldate un parigino madrelingua che abita nella vostra città, prendetevi quei corsi con le cuffiette che dovete mettere di notte, prendete una au pair parigina.
Insomma, fate qualcosa, ma curate la vostra R francese, come curereste la vostra auto nuova (se uomini) o la vostra manicure (se donne).
Mi ringrazierete ;)

Et aurevoir (pronunciato : òrvuar)


sabato 1 febbraio 2014

Parole chiave, Google Analytics e compagnia bella...



Eccomi di nuovo a rovistare nelle funzioni avanzate del blog.
Per cercare di ottimizzarlo, renderlo più bello più leggibile più bloggoso.
Ma mi sembra un po' di star rovistando tipo nel cesto della roba sporca. Cioè col pensiero fisso "vabbeh, lo faccio dopo".
Quindi niente funzioni avanzate, per oggi.
Invece, una cosa che mi sà sempre grandi soddisfazioni, è andare a sfrugugliare le parole chiave attraverso cui i Gentili Lettori sono arrivati al mio blog. Una risata garantita. Come una candid camera in cui uno cade : è una roba scema ma fa sempre ridere.
Quindi eccola, la roba scema che fa sempre ridere.


ps. comunque, la gente non sta bene di testa...#sappiatevelo

1. faccia di pietra ristorante
No, scusa, cioè ? Non mi è chiaro se vuoi che ti insegni le basi di "customer service" come solo a Parigi sanno applicare (regola n.1 : ignorare il cliente fino al suo sfinimento. O fino a fine turno).
Oppure vuoi sapere come fare TU la faccia di pietra al cameriere ? (regola n.1 : chiedergli di portare ancora pane e caraffe d'eau. E ancora eau. E eau. E eau. Fino al suo sfinimento. O fino a fine turno).

2. le ragazze francesi
Sooò zoccole.

3. pink flamingo pizza
Buona. Ma te la consiglio a primavera. Il Canal Saint Martin sa essere freddo forte, d'inverno. Rischi di finire come un pink flamingo. Ma impagliato.

4. poste italiane baghet
Cioè vuoi spedire del pane o hai solo dei problemi con la tastiera ?

5. rimorchiare le ragazze francesi
Purtroppo, caro utente, mi sei finito su un blog gestito da una donna etero.
Però se risali al punto 2 potrai trarne una buona risposta.

6. uomini francesi come sono
Dunqueeeeeeeeeeeeeeeee.
Alloraaaaaaaaaaaaaaaaa.
Hai tempo (tipo un mese) che ti racconto ?

Scusate, c'è una new entry dell'ultimo minuto.

7. a parigi mi vesto da francese
Mi pare il minimo, non trovi ?*

* ma la gente capirà mai come si usa Google ?

venerdì 31 gennaio 2014

"Ci sei o ci fai". Come si traduce questo in Francese ?


Incontro a mezzanotte nella mia via, rientrando a casa, il ragazzo-vicino del 3zo piano. Che pascola il cane in pigiama, t-shirt e pantofole.
Ci siamo incrociati diverse volte e parlati diverse volte, sulle scale o per strada.

Carezzo il cane, saluto lui, gli chiedo se non ha freddo a uscire in t-shirt, intanto ci appropinquiamo al portone.
Lui mi fa : "Froid ? Non biensur. Vous venez du Sud ?"
Rispondo : "NO sono italiana ma Italiana del Nord che è il vostro Sud !"
Lui : "Ah, e abita a Parigi ?"
Io : ".....(O_o)...."
Nel frattempo arriviamo al portone e lui mi fa : "Ah, ma abita anche lei nel palazzo....?"
Io : ".....(O_o)...."

Allora. Dai. Ditemelo. Che problemi mentali hanno i Francesi ?

lunedì 18 novembre 2013

Il burro multiuso ...



E no, non è un post sporcaccione.

Ultimo Tango a Parigi non c'entra.
Michetta e Baguette è un blog da bollino verde, non preoccupatevi (ma già vedo con terrore la prossima ricerca per keywords che mi toccherà pubblicarvi. Scommetto una confezione di macarons, che il burro di Ultimo Tango salterà fuori...).

Dicevo.
Se c'è una cosa che mi piace fare, da chè sono in Francia, è la ricerca semantica delle varie espressioni.
Adoro conoscere i falsi amici franco-italiani (cioè quelle parole o frasi che voi pensate vogliano dire una certa cosa, perchè "suona così uguale alla mia lingua"...e invece vi accorgete dopo 2 giorni che avete detto una cappellata galattica e che il vostro interlocutore sta ancora ridendo con convulsioni irrefrenabili. Mi è successo. Giuro. E pesantemente anche. Vi racconterò. Oh mon Dieu...)
Capire l'etimologia delle parole.
Andare alla ricerca della radice culturale di un verbo.

Oggi mi sono imbattuta in questa espressione burrosa.

Da noi si dice semplicemente "avere un occhio nero".
Semplice. Accessibile a tutti. Anche i daltonici e i diversamente vedenti ci si possono ritrovare. Un modo di dire sano e democratico.
In Francese no. In Francese ci devono mettere qualcosa che lo renda un filino più complesso. Eh.
I Francesi ci devono mettere anche del marketing (si sa che i Francesi sono forti nella distribuzione, nella protezione del prodotto locale, nella creazione della "marca Francia").
E così i Francesi ci hanno messo del...burro.
Avere un occhio nero qui si dice "avoir un oeil au beurre noir".

Che nella pratica non è poi così complicato. No, certo. Prendi del burro, lo scurisci con...con...boh con dello scuro, lo mescoli e te lo applichi.
Chissà chi è stato quel burlone che, nel MedioEvo, ha per primo fatto uno scherzetto al burro scuro, creando non solo grande ilarità nel suo villaggio tutto intero, ma anche una catena di ilarità che si è propagata nei villaggi circostanti fino ad arrivare a PARIGI...dove il Grande Ministro della Parola Francese ha pensato bene di stigmatizzare il detto, e farlo entrare nei libroni della Academie Française : il burro nero sull'occhio.
Oh che simpaticoni, questi Francesi, che tradizione di scherzi e lazzi devono avere.

Il burro, visto il successo con l'occhio nero, hanno pensato bene di metterlo anche sugli spinaci.
"Mettre du beurre dans les épinard" significa un po' tipo "la ciliegina sulla torta" dal punto di vista finanziario/economico. Perchè quando invece intendono mettere la ciliegina sulla torta in generale, lì allora dicono papale papale "mettre la cerise sur le gâteau".

Poi c'è anche :
«Je veux le beurre et l'argent du beurre» che sarebbe un po' come dire "voglio capra e cavoli" (anche noi stiamo messi bene quanto a etimologie).

E anche :
«Eh ! Ca compte pour du beurre» che tradotto potrebbe essere "non vale un tubo".

E aussi :
«T'as pas inventé le fil à couper le beurre.. cioè in pratica "sei un idiota".

Poi :
"La tartine tombe toujours du côté beurré" cioè la Legge di Murphy alla Francese.

Infine :
"Et ta sœur ? Elle bat le beurre ?" che onestamente non ho capito bene, ma sappiamo che quando ci sono le madri e le sorelle di mezzo, non sono frasi amichevoli.

Concluderei con la meravigliosa espressione :
«Avoir le cul dans le beurre» , che indicherebbe innocentemente una persona ricca e perciò dotata di mezzi di sostentamento.

Ma come avete capito, questo post è circolare, e con quest'ultima espressione siamo tornati a Ultimo Tango a Parigi ! ;)

mercoledì 13 novembre 2013

Se proprio non avete un tubo da fare un giorno a Parigi...



Se proprio non avete un tubo da fare un giorno a Parigi...
Prendete un bus quando piove, dopo le 19h30 di sera.

Io adoro i mezzi pubblici a Parigi : cioè, davvero. Dopo circa 5 o 6 mesi che non li prendo, io li adoro.
Poi li prendo una volta, e non ci metto più piede per 5 o 6 mesi.
Sì, diciamo che ho un rapporto conflittuale e ancora non ben maitrisé con la fatica fisica e i tempi morti.
Mi fanno orrore tutti e due.
Cioè, mi fa orrore la fatica fisica morta (quella inutile) , così come i tempi morti.
Devo avere un rapporto conflittuale con la morte, mettiamola così, per semplificare.
(E infatti sì, anche la mano morta mi irrita, soprattutto se perpretata nei mezzi pubblici e nei tempi morti).
Anyway, dicevo.

In bus ancora passi. Infatti io adoro i bus. Devi solo salire uno o due gradini, composter il tuo biglietto, dire Bonjour all'autista sorridente, sederti su un seggiolino morbido con vista mirabolante sulla città, e lasciare che sia. Perchè tanto sarai bloccato nel traffico. Ci potrai mettere 23 minuti per attraversare la corte del Louvre. Contare ogni sfaccettatura della Piramide (ne ha 2456). Fattene 'na ragione e goditi il panorama.
Se sei in bus, significa che hai tempo da perdere. E lo sai. Cioè, tu sali su un bus e lasci il controllo della tua vita ad altri.
Lo trovo un concetto così liberatorio.
Se sei in bus sei uno di questi casi : un bambino, un pensionato, un turista, un libero professionista o un rincoglionito.
Io alterno tutte queste fasi, secondo l'umore.

In metro, invece, è guerra. Guerra per la sopravvivenza. Io la metro la amo meno. Devi riuscire a scendere i 50millemilioni di gradini, non renderti diversamente-camminante se hai i tacchi, non perderti nel labirinto impressionante delle 16 dico sedici linee colorate, devi evitare le orde fameliche di uscenti, le tempeste di vento a ogni svolta, i bambini, gli zoppi, i tombini, i bivii, i venditori di frutta, i suonatori, le altre orde, le pipì, le scale mobili a singhiozzi, gli scippatori e gli sguardi astiosi del flusso contrario.
Se sopravvivi, hai diritto a scendere sulla banchina, e aspettare massimo 2 o 3 minuti per il tuo treno. Ci trovi distributori di bibite e merendine. Mancano ancora i distributori di xanax e tranquillanti, ma ho già inoltrato richiesta a Delanoë, il Maire.
Ma non è finita lì. Perchè poi, dal metro, dovrai uscire. Ripercorrere un tunnel all'inverso, verso la luce, superando gli sguardi astiosi del flusso contrario, gli scippatori, le scale mobili a singhiozzi, le pipì, le altre orde, i suonatori, i venditori di frutta, i bivii, i tombini, gli zoppi, i bambini, le tempeste di vento a ogni svolta, le orde fameliche di uscenti, il labirinto impressionante delle 16 dico sedici linee colorate, non renderti diversamente-camminante se hai i tacchi, salire i 50millemilioni di gradini, salire alla luce e infine chiederti :

"E mò ndo cazzo stò ?"